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Core Web Vitals & PageSpeed
Misurati da Google PageSpeed · metriche sulla versione mobileContenuti & Keyword 38/100
Il meta title è il titolo che appare nei risultati di ricerca: è uno dei fattori on-page più importanti per il posizionamento e per il tasso di clic (CTR).
Allunga il title verso i 30–60 caratteri: un titolo troppo corto spreca spazio prezioso per parole chiave e proposta di valore.
La meta description è il testo mostrato sotto il titolo nei risultati di ricerca. Non influisce direttamente sul ranking ma determina quante persone cliccano sul tuo risultato.
Aggiungi una meta description di 70–160 caratteri che riassuma la pagina e inviti al clic. Ogni pagina deve averne una unica.
Vedere la pagina come la vede chi cerca aiuta a capire se titolo e descrizione invogliano al clic.
I tag heading danno struttura gerarchica ai contenuti: aiutano Google e le AI a capire di cosa parla la pagina. L’H1 è il titolo principale e dovrebbe essere unico.
Aggiungi un tag H1 unico che descriva il contenuto principale della pagina, includendo la parola chiave target.
Una gerarchia ordinata (H1 → H2 → H3, senza salti né heading vuoti) aiuta Google e le AI a capire la struttura logica dei contenuti e migliora l’accessibilità.
Le parole e le frasi più frequenti indicano a Google l’argomento della pagina. Dovrebbero coincidere con le keyword per cui vuoi posizionarti: se non le riconosci come rilevanti, i contenuti non stanno comunicando il tema giusto.
Se i termini più frequenti del testo compaiono anche in title, description e heading, il messaggio per i motori di ricerca è coerente e forte.
Le pagine con contenuti sostanziosi tendono a posizionarsi meglio: Google e le AI generative preferiscono contenuti che rispondono in modo completo alle domande degli utenti.
Una pagina quasi vuota difficilmente si posiziona: aggiungi contenuto testuale originale e utile.
Il rapporto testo/HTML indica quanta parte della pagina è contenuto reale rispetto al codice. Un valore molto basso può indicare poco contenuto o codice gonfiato.
La pagina contiene pochissimo testo rispetto al codice: arricchisci i contenuti testuali e alleggerisci l’HTML.
L’attributo alt descrive le immagini a Google (e agli screen reader). Migliora l’accessibilità e permette alle immagini di posizionarsi su Google Immagini.
I link interni distribuiscono autorevolezza tra le pagine del sito e aiutano i motori a scoprire i contenuti. I link esterni a fonti autorevoli aumentano l’affidabilità.
I link con testo generico ("clicca qui", "leggi tutto") non dicono nulla a Google sulla pagina di destinazione: l’anchor text descrittivo è segnale di rilevanza.
I link rotti (404) penalizzano l’esperienza utente e sprecano il "budget di scansione" di Google. Sono uno dei problemi più facili da correggere.
Title duplicati, meta description multiple o description identiche al title confondono i motori e sprecano lo spazio disponibile nei risultati di ricerca.
Mantieni un solo tag title e una sola meta description per pagina, con testi diversi e complementari.
SEO Tecnica & Codice 95/100
URL brevi, leggibili e con parole separate da trattini sono più comprensibili per utenti e motori di ricerca e ottengono più clic.
L’attributo lang dichiara la lingua della pagina: aiuta Google a mostrarla al pubblico giusto e gli screen reader a pronunciarla correttamente.
I tag hreflang indicano a Google le versioni della pagina in altre lingue, evitando contenuti duplicati e mostrando la versione giusta a ogni utente.
La dichiarazione del charset (di norma UTF-8) evita che caratteri accentati e simboli vengano visualizzati in modo errato.
Il doctype indica al browser come interpretare la pagina. Senza, il browser entra in "quirks mode" con rendering imprevedibile.
I tag HTML deprecati non sono più supportati dagli standard moderni e segnalano codice datato, con possibili problemi di resa e accessibilità.
Gli stili inline (attributo style) gonfiano l’HTML, rendono il codice difficile da mantenere e impediscono il riuso degli stili tramite cache.
La favicon appare nelle schede del browser, nei preferiti e nei risultati di ricerca mobile di Google: rafforza il riconoscimento del brand.
Aggiungi una favicon (48×48 px o multipli) con <link rel="icon" href="/favicon.ico">.
Un HTML con molti errori di sintassi può essere interpretato male da browser e crawler, con effetti imprevedibili su rendering e indicizzazione.
Le tabelle dentro altre tabelle sono un retaggio del web anni ’90: rallentano il rendering e complicano la lettura della pagina per i crawler.
Flash è morto nel 2020: nessun browser moderno lo esegue e Google non lo indicizza. Qualsiasi contenuto Flash è invisibile.
Il meta tag keywords è ignorato da Google dal 2009 e può segnalare tecniche SEO datate. Meglio rimuoverlo.
Indicizzazione & Scansione 78/100
Il file robots.txt dice ai crawler quali sezioni del sito possono scansionare. Un errore qui può escludere l’intero sito da Google.
Consiglio: aggiungi la riga "Sitemap: https://…/sitemap.xml" al robots.txt.
La sitemap XML elenca tutte le pagine del sito: aiuta Google a scoprirle e indicizzarle più in fretta, soprattutto per siti grandi o nuovi.
Genera una sitemap.xml (i CMS come WordPress la creano automaticamente), pubblicala nella root e inviala a Google Search Console.
Il tag canonical indica a Google qual è la versione "ufficiale" della pagina, evitando penalizzazioni da contenuti duplicati (es. URL con parametri).
Aggiungi <link rel="canonical" href="URL-della-pagina"> nell’<head> di ogni pagina.
La direttiva noindex esclude la pagina dai risultati di ricerca. Utile per pagine private, disastrosa se lasciata per errore su pagine importanti.
Un meta robots "nofollow" a livello di pagina impedisce a Google di seguire tutti i link, interrompendo il flusso di autorevolezza verso le altre pagine.
Il meta refresh (redirect via HTML) è una tecnica obsoleta: confonde i motori di ricerca e peggiora l’esperienza utente.
Il sito deve essere raggiungibile da una sola versione (www o non-www): l’altra deve reindirizzare, altrimenti Google vede due siti duplicati.
Configura un redirect 301 dalla versione secondaria a quella principale del dominio.
Ogni redirect aggiunge un viaggio di andata e ritorno al server prima che la pagina si carichi, e Google può smettere di seguire catene lunghe.
Se /pagina e /pagina/ rispondono entrambe 200 senza redirect, per Google sono due pagine duplicate che si dividono il posizionamento.
Scegli una convenzione (con o senza slash) e imposta un redirect 301 dall’altra versione.
Le pagine inesistenti devono rispondere con codice 404. Se rispondono 200 ("soft 404") Google indicizza pagine vuote; una 404 personalizzata trattiene i visitatori.
Configura il server per restituire un vero codice 404 sulle pagine che non esistono.
Un record DNS AAAA rende il sito raggiungibile anche via IPv6: migliora la raggiungibilità dalle reti mobili moderne ed è un segnale di infrastruttura curata.
GEO & Ricerca AI 57/100
Il file llms.txt è uno standard emergente che aiuta le AI (ChatGPT, Claude, Perplexity) a capire la struttura e i contenuti del sito: un vantaggio per la visibilità nelle risposte AI.
Crea un file llms.txt nella root con una descrizione del sito e i link alle pagine principali in Markdown. È un segnale di attenzione verso la ricerca AI.
Sempre più persone cercano tramite AI (ChatGPT, Perplexity, Google AI). Se il robots.txt blocca i crawler AI, il sito non potrà essere citato nelle loro risposte.
I crawler AI (GPTBot, ClaudeBot, PerplexityBot) non eseguono JavaScript: se la pagina si popola solo via JS, per le AI è una pagina vuota. Anche Google la indicizza con ritardo.
Le pagine con schema FAQPage o HowTo sono perfette per le AI: domanda e risposta già strutturate, pronte per essere citate in ChatGPT, Perplexity e Google AI Overviews.
Se la pagina risponde a domande frequenti, aggiungi una sezione FAQ con schema FAQPage: è tra i formati più citati dalle AI.
Lo schema BreadcrumbList mostra il percorso del sito nei risultati di ricerca e aiuta Google e le AI a capire la struttura e la profondità dei contenuti.
Aggiungi breadcrumb visibili con markup BreadcrumbList: migliorano lo snippet nei risultati e la comprensione del sito.
Le AI rispondono a domande: un heading come "Quanto costa un sito web?" seguito da una risposta chiara è il formato che ha più probabilità di essere citato nelle risposte AI.
Riformula alcuni H2/H3 come le domande reali che i clienti fanno, con una risposta diretta nelle prime righe sotto.
Liste puntate e tabelle sono i formati che AI e featured snippet estraggono più facilmente: paragrafi lunghi e indistinti vengono citati molto meno.
Trasforma elenchi e confronti in liste puntate o tabelle: aumentano la probabilità di apparire in featured snippet e risposte AI.
Pagine "Chi siamo" e "Contatti" raggiungibili sono segnali E-E-A-T (esperienza, competenza, autorevolezza, affidabilità) che Google e le AI usano per valutare quanto fidarsi di un sito.
Rendi raggiungibili dal footer le pagine Chi siamo e Contatti, con indirizzo reale e riferimenti verificabili.
I dati strutturati descrivono i contenuti in un formato che Google e le AI capiscono: abilitano i rich snippet (stelline, FAQ, breadcrumb) e migliorano la citabilità nelle risposte AI.
Aggiungi markup JSON-LD: almeno Organization/LocalBusiness sulla home e i tipi specifici (Article, Product, FAQ…) sulle altre pagine.
I backlink da siti autorevoli sono ancora uno dei principali fattori di ranking: l’Open PageRank stima l’autorità del dominio (0–10) in base al grafo dei link del web. Il suo conteggio di domini linkanti è parziale (censisce solo i domini nel proprio dataset): per i numeri completi vedi il check “Profilo backlink”.
Costruisci backlink di qualità: contenuti linkabili (guide, ricerche, strumenti), digital PR, directory di settore e collaborazioni con siti autorevoli.
Il numero di backlink totali e soprattutto di referring domains (domini unici che ti linkano) è tra i principali indicatori di autorevolezza: 100 link da 100 siti diversi valgono molto più di 1.000 link dallo stesso sito.
La proprietà sameAs nello schema Organization collega il sito ai profili ufficiali (LinkedIn, Wikipedia, social): aiuta Google e le AI a riconoscere il brand come entità unica e affidabile — un segnale chiave per la GEO (ricerca AI).
Aggiungi allo schema Organization la proprietà sameAs con gli URL dei profili ufficiali (LinkedIn, Instagram, Wikipedia, Crunchbase…).
Le date di pubblicazione e aggiornamento (article:published_time o datePublished nello schema) segnalano freschezza a Google e alle AI: i contenuti datati o senza data vengono citati meno.
Per contenuti editoriali, aggiungi article:published_time / article:modified_time o datePublished nello schema.
Velocità & Core Web Vitals 86/100
Il TTFB (Time To First Byte) misura la reattività del server: valori alti rallentano tutto il caricamento.
Il tempo di download dell’HTML è la base del caricamento percepito. Oltre i 3 secondi la maggior parte degli utenti abbandona la pagina.
Un HTML leggero si scarica e si interpreta più in fretta, specialmente su mobile.
La compressione (GZIP o Brotli) riduce il peso di HTML, CSS e JS del 60–80%% durante il trasferimento: è una delle ottimizzazioni più semplici ed efficaci.
Ogni file richiesto (immagini, script, fogli di stile) è una richiesta HTTP: meno oggetti significa meno attese e caricamento più rapido.
Un DOM con troppi elementi rallenta il rendering e consuma memoria, peggiorando le Core Web Vitals.
I file JavaScript minificati (senza spazi e commenti) pesano il 30–60%% in meno e si scaricano più in fretta.
I fogli di stile minificati riducono il peso trasferito e velocizzano la prima renderizzazione della pagina.
Gli header di cache dicono al browser di riutilizzare i file già scaricati: le visite successive diventano quasi istantanee.
I formati moderni (WebP, AVIF) pesano il 25–50%% in meno di JPEG/PNG a parità di qualità: meno byte, pagine più veloci.
CSS e JavaScript caricati in modo bloccante nell’<head> impediscono al browser di disegnare la pagina finché non sono scaricati, ritardando la prima visualizzazione.
HTTP/2 e HTTP/3 scaricano più file in parallelo sulla stessa connessione: un upgrade gratuito di velocità rispetto a HTTP/1.1.
Ogni iframe carica una pagina intera dentro la pagina: pesa sul caricamento e i suoi contenuti non vengono attribuiti al tuo sito dai motori di ricerca.
Ogni dominio esterno da cui carichi script aggiunge latenza, punti di guasto e rischi privacy. I siti veloci ne usano pochissimi.
Una CDN serve i contenuti dal server più vicino all’utente: riduce la latenza per i visitatori lontani e assorbe i picchi di traffico.
Caricare i font dai server Google aggiunge una connessione esterna (più lentezza) e trasmette l’IP dell’utente a Google: un tema GDPR già sanzionato in Europa.
Il punteggio desktop completa il quadro: Google usa il mobile per il ranking, ma l’esperienza desktop conta per utenti business e per chi lavora da ufficio.
Il punteggio Lighthouse di Google riassume la velocità reale della pagina su mobile: è lo stesso strumento che Google usa per valutare l’esperienza utente.
Segui le altre verifiche di questa sezione (LCP, immagini, render-blocking): il punteggio si alza intervenendo su quelle.
L’LCP misura quando l’elemento principale della pagina diventa visibile. È il Core Web Vital più importante: Google lo usa come fattore di ranking.
Ottimizza l’elemento principale above-the-fold: comprimi l’immagine hero, precaricala con <link rel="preload">, riduci TTFB e CSS bloccante.
Il CLS misura quanto "salta" il layout durante il caricamento. Gli spostamenti improvvisi fanno cliccare l’elemento sbagliato e irritano gli utenti.
L’INP (Interaction to Next Paint) misura quanto la pagina risponde rapidamente a clic e tocchi. Dal 2024 è un Core Web Vital ufficiale al posto del FID.
L’FCP misura quando appare il primo contenuto sullo schermo: è la prima conferma per l’utente che la pagina sta arrivando.
Riduci TTFB e risorse render-blocking, attiva la compressione e usa font-display: swap per i web font.
Sicurezza 78/100
HTTPS cifra il traffico tra utente e sito. È un fattore di ranking dal 2014 e i browser marcano i siti HTTP come "non sicuri".
Chi digita l’indirizzo senza https:// deve essere reindirizzato automaticamente alla versione sicura, altrimenti naviga in chiaro.
L’header HSTS obbliga il browser a usare sempre HTTPS per il dominio, proteggendo da attacchi di downgrade e cookie hijacking.
Aggiungi l’header: Strict-Transport-Security: max-age=31536000; includeSubDomains
Le risorse caricate via http:// su una pagina https:// vengono bloccate dai browser o generano avvisi di sicurezza, rompendo stili e funzionalità.
Gli header di sicurezza proteggono i visitatori da clickjacking, MIME sniffing e cross-site scripting. Sono anche un segnale di qualità tecnica del sito.
Configura gli header mancanti: X-Content-Type-Options: nosniff, X-Frame-Options: SAMEORIGIN, Referrer-Policy e una Content-Security-Policy.
Esporre le versioni esatte di server e linguaggi (es. Apache/2.4.41, PHP/7.2) facilita gli attacchi mirati a vulnerabilità note di quelle versioni.
Gli indirizzi email in chiaro nell’HTML vengono raccolti dagli spam bot. Meglio offuscarli o usare un modulo di contatto.
I link esterni con target="_blank" senza rel="noopener" danno alla pagina di destinazione accesso parziale alla scheda di origine (tabnabbing).
Il record SPF indica quali server possono inviare email a nome del dominio: senza, le tue email finiscono in spam e chiunque può falsificare il mittente.
Aggiungi un record TXT DNS del tipo: v=spf1 include:<provider-email> ~all
Il record DMARC dice ai provider cosa fare con le email che falliscono i controlli SPF/DKIM: protegge il dominio dal phishing a nome tuo.
Aggiungi un record TXT su _dmarc.<dominio> del tipo: v=DMARC1; p=quarantine; rua=mailto:dmarc@<dominio>
Mobile & UX 100/100
Il meta viewport dice al browser mobile come scalare la pagina. Senza, il sito appare in miniatura sugli smartphone e Google lo considera non mobile-friendly (l’indicizzazione è mobile-first).
Le media query CSS adattano il layout alle diverse dimensioni di schermo: sono la base del responsive design.
Con srcset il browser scarica l’immagine della dimensione giusta per lo schermo; con loading="lazy" le immagini sotto la piega si caricano solo quando servono.
Gli attributi width e height permettono al browser di riservare lo spazio prima che l’immagine arrivi: senza, il layout "salta" (peggiorando il CLS).
Social & Condivisione 30/100
I tag Open Graph controllano come appare la pagina quando viene condivisa su WhatsApp, Facebook, LinkedIn: un’anteprima curata ottiene molti più clic.
Aggiungi i meta og:title, og:description, og:image (1200×630 px) e og:url per controllare l’anteprima delle condivisioni.
Le Twitter/X Card definiscono l’anteprima della pagina su X. In mancanza, X usa i tag Open Graph se presenti.
Aggiungi <meta name="twitter:card" content="summary_large_image"> insieme ai tag Open Graph.
Senza uno strumento di analytics non puoi sapere quanti visitatori arrivano, da dove e cosa fanno: decidere senza dati significa decidere alla cieca.
Installa Google Analytics 4 (o un’alternativa privacy-first come Matomo/Plausible) per misurare il traffico.
I link ai profili social rafforzano l’identità del brand e aiutano Google a collegare il sito alle sue entità social.
Aggiungi i link ai profili social del brand (tipicamente nel footer).
Confronta con un concorrente
Analizza un altro sito e vedi il confronto fianco a fianco, verifica per verifica.
Il punteggio non ti soddisfa?
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